Scienza




Viviamo in un periodo storico che, non a caso, è definito l'Età della Scienza. 
La Scienza con la S maiuscola, che ci ha liberato, noi uomini e donne del mondo moderno, dal terrore e dalla minaccia dell'incognito: lo spazio, gli abissi, la natura che ci circonda e quella che è dentro il nostro corpo, tutto più essere studiato, analizzato, sezionato, scoperto, classificato. 

Gli antichi misteri sono stati svelati, quelli nuovi lo saranno presto, parola della Scienza. 

Che meraviglia, la Scienza, che ci strappa dall'oscura e spaventosa ignoranza e porta tutto alla luce del sole. Tutto è spiegato, tutto è compreso, finalmente sappiamo. 

Lo so, esagero. 
L'insaziabile curiosità umana ci porta a cercare una ragione a noi comprensibile di tutto quello che ci capita, una spiegazione "scientifica" per la realtà che viviamo. 
Ma per quanto sia affascinante e piena di sorprese, la Scienza può davvero spiegare tutto? No, ovviamente no, è lei stessa a dircelo. 
Socrate diceva che il vero sapiente è colui che sa di non sapere. 
E anche la Scienza è abbastanza onesta, non pretende di spiegare ogni cosa, riconosce i propri limiti. 
Dopotutto, in quanto prodotto dell'uomo e da esso adoperata, la Scienza soffre degli stessi limiti del proprio creatore. 

Per alcuni questo è un grosso problema, soprattutto per quelli (e sono tanti ultimamente, soprattutto in questo periodo di pandemia) che nella Scienza hanno riposto il genere di fiducia che di solito si riserva alla religione. Non più "fiducia" ma bensì "fede nella Scienza". 

"Io credo nella Scienza."

Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito ripetere questa frase? 
Soprattutto quando usata in contrapposizione ad altre posizioni che normalmente considereremmo "ideologiche". 

"La scienza si basa sui fatti, sui dati, sulle prove." E perciò è affidabile. 

Sì? Beh, ci sarebbe da discutere a lungo sull'effettiva realtà di un'affermazione così generica. 
Potremmo iniziare chiedendoci quali dati, quali prove, analizzati da chi, con quale intento: la scienza è un prodotto umano, non esiste in un vuoto cosmico, perciò anche i risultati delle "ricerche scientifiche" non possono essere considerati davvero "indipendenti" dal contesto in cui vengono prodotti. 

Non sono un'antropologa, ma questo genere di cose mi interessano molto da sempre, perciò vivere in quest'epoca in cui la "Scienza" viene utilizzata per giustificare qualsiasi azione, scelta politica o sociale, mi fa una certa impressione. Nel discorso pubblico, tra amici e familiari o tra sconosciuti su internet, si arriva addirittura alla violenza verbale e all'insulto. "Lo ha detto la Scienza, lo dicono i dati, io credo nella Scienza, e se tu non la pensi come me, hai torto tu." 
Poco importa se quella stessa Scienza offre molteplici risposte, anche contrastanti; gli stessi dati letti da persone diverse, con competenze diverse e obiettivi diversi, portano a conclusioni spesso una l'opposto dell'altra. 

La "mia" Scienza è l'unica scienza, i dati che portano a conclusioni che "io" condivido sono gli unici dati affidabili, gli scienziati che "io" seguo e ascolto sono gli unici degni di essere ascoltati. 
Questi ragionamenti ci sono molto familiari, e non a caso: ieri era il mio "Dio" oggi è qualcosa di diverso, ma il concetto è praticamente lo stesso. 

Anche perché i famosi dati, così come le interpretazioni dei testi sacri o degli oracoli, non sono letti e compresi da noi direttamente, ma ci sono veicolati attraverso un medium, letteralmente: un'articolo di giornale (il cui giornalista a sua volta riceve i dati tramite qualcos'altro, magari un altro articolo o un suo "esperto" di fiducia), un programma tv, un libro, una conferenza. 

Per quale ragione l'"esperto scienziato" (magari ospite in qualche salotto televisivo...) dovrebbe essere più credibile dell'indovino che legge il futuro nel palmo della mano? Sono entrambi considerati esperti del proprio settore, hanno spesso studiato e praticato a lungo per comprendere segni della realtà altrimenti misteriosi e incomprensibili, e attraverso di loro le persone comuni accedono alla comprensione di qualcosa che da soli non potrebbero capire: che esso sia il funzionamento delle cellule o il proprio destino. 


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